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Mostre / Rubble and Revelation – Rivelazioni e Rovine / Approfondisci


CYPRIEN GAILLARD. RUBBLE AND REVELATION – RIVELAZIONI E ROVINE
Caserma XXIV Maggio, Milano




Concepita per il panificio militare della Caserma XXIV Maggio – affascinante gioiello di architettura industriale dismesso nel 2005 dopo essere stato utilizzato per la produzione di pane per le caserme della Lombardia e aver garantito il sostentamento alla città di Milano durante la Seconda guerra mondiale – la mostra Rubble and Revelation –Rivelazioni e rovine presenta una selezione di lavori recenti e di nuove produzioni che riflettono sui temi della distruzione e della decadenza, trasportandoci in un viaggio tra passato e presente, tra culture e contesti differenti segnati da trasformazioni violente e manifestazioni di disintegrazione.

Archeologo delle rovine della modernità, Cyprien Gaillard esplora il mondo a caccia di monumenti della nostra epoca che hanno perso la loro aura e la loro capacità simbolica, e con la precisione di un ricercatore ne documenta la vita e il progressivo degrado. Come un nomade si sposta da un continente all’altro, imbattendosi in macerie e relitti che immortala con fotografie, video, sculture e collage,sintesi di un’ossessione per la poesia della distruzione. I suoi lavori ci raccontano la quiete dopo la tempesta: ogni rivoluzione e cambiamento ha radici profonde, che Gaillard evidenzia raccogliendone le tracce e costruendo un immenso archivio di immagini in cui ogni dettaglio è un tassello di memoria collettiva, un pezzo di storia corale. Quella di Gaillard è una ricerca sull’iconoclastia, sulla perenne riscrittura della storia, sul vandalismo e il potere delle immagini, che diventa ancora più di attualità nel nostro presente agitato da proteste di strada e disastri naturali.

L’architettura, così come i simboli commerciali del mondo globalizzato e le effigi del potere sono elementi che affascinano Gaillard per la loro capacità di influenzare profondamente i comportamenti umani. Edifici modernisti, periferie degradate, ruderi di torri e grattacieli, fortezze e bunker militari fanno da sfondo a una Storia naturale della distruzione (per citare i saggi del celebre scrittore tedesco W.G. Sebald sulle devastazioni prodotte dai bombardamenti aerei durante la Seconda guerra mondiale), all’interno della quale Gaillard mette l’accento sulle dinamiche che regolano le relazioni sociali, suirapporti tra individuo e gruppo – in particolare nelle sottoculture giovanili di bande e tribù metropolitane – dove categorie quali la libertà e il diritto di scelta cessano di valere e tutto sembra muoversi come guidato dalla forza della massa.

Da queste tensioni nasce il progetto Rubble and Revelation –Rivelazioni e rovine per la Fondazione Nicola Trussardi. All’interno degli spazi carichi di memoria del panificio militare Cyprien Gaillard ci conduce attraverso la sua suggestiva visione dei relitti del nostro tempo: con un crescendo continuo di tensioni e sovrapposizioni, video, fotografie, immagini e suoni creano un percorso in cui si alternano esplosioni e silenzi, devastazione e contemplazione. Il percorso inizia con Gates, una serie di frottage realizzati dall’artista nel 2012 a Los Angeles e San Francisco ed esposti qui per la prima volta. L’artista ha girato per le strade delle metropoli californiane raccogliendo le impronte dei tombini municipali, su alcuni dei quali campeggia la scritta “City of Los Angeles. Made in India”. In questi frottage a carboncino confluiscono località differenti che uniscono idealmente geografie molto distanti tra loro. Come portali d’accesso a mondi sotterranei e ideali soglie d’ingresso alla mostra, i frottage tracciano un immaginario viaggio attraverso il pianeta, rivelando al contempo connessioni nascoste e attriti della nostra economia globalizzata. Nella seconda e terza sala dei forni si trovano i collage del ciclo New Picturesque: vecchie cartoline in bianco e nero con immagini di antichi castelli coperte da pezzi di carta strappata che ne nascondono e allo stesso tempo rivelano le forme. Con questo semplice intervento, che camuffa i dettagli più decorativi delle immagini, l’artista mette in discussione il senso profondo di questi antichi edifici, svuotati ormai della loro funzione e oggi per lo più trasformati in luoghi di ricreazione di massa alla stregua di Disneyland. In un continuo gioco di riferimenti all’arte americana degli anni Sessanta, ai dibattiti sull’urbanistica, la conservazione e l’ecologia, al vandalismo e alla caduta delle utopie moderniste, le architetture in rovina e i paesaggi in trasformazione di Cyprien Gaillard incarnano romanticamente il destino ineluttabile dell’uomo di fronte allo scorrere del tempo. Come accade nel video The Lake Arches, che racconta di un gioco tra adolescenti che ha il sapore di un rito di passaggio e di un ritratto con rovine. L’artista riprende con una videocamera un gruppetto di giovani che si tuffa in uno specchio d’acqua ignorandone la profondità: uno dei ragazzi riemerge sanguinante, con il naso rotto. A fare da sfondo alla scena un imponente rudere – un edificio di Ricardo Bofill a Saint-Quentin-en-Yvelines, nella periferia di Parigi – che sembra assistere inerme alla scena, apparendo esso stesso come un fantasma postmoderno, una fortezza contemporanea lontana e inaccessibile.
Le due sale successive accolgono Millions into Darkness, un’installazione composta da teche di grande formato realizzate per la mostra. I tavoli contengono reperti di vario tipo, disposti con rigore scientifico: decine di immagini in bianco e nero, provenienti da vari archivi di quotidiani americani, sono preservate in questo modo dall’oblio, come suggerisce lo stesso titolo dell’opera. L’installazione ricostruisce una specie di storia dei conflitti e delle catastrofi, accostando foto di cronaca e documenti a frammenti di meteoriti provenienti dallo spazio, schegge cadute sulla Terra da luoghi bui dell’Universo, ma anche strumenti di lotta per una nuova guerriglia urbana.
Nella sala successiva il video Pruitt-Igoe Falls che prende il titolo da Pruitt-Igoe, imponente complesso residenziale edificato a St. Louis, negli Stati Uniti, negli anni Cinquanta – la cui demolizione nel 1972 divenne il simbolo della fine del Modernismo – mostra l’abbattimento di un edificio nella periferia di Glasgow, in Scozia, accostandola allo scroscio imponente delle Cascate del Niagara, meraviglia della natura trasformata in attrazione turistica, illuminata nella notte da luci colorate come fosse un Luna Park. L’insieme dà vita a un grande quadro in movimento pervaso da una nuova forma di romanticismo urbano, contemporanea interpretazione delle malinconiche rovine dipinte nel Settecento da artisti come Piranesi. Il percorso prosegue con Geographical Analogies, una serie di tavoli simili alle teche dei musei di storia naturale, che in questo caso raccolgono composizioni di polaroid – scattate dall’artista nei cinque continenti e disposte a gruppi di nove – in cui Gaillard compone un atlante del mondo, accostando accuratamente per analogie e contrasti immagini di luoghi accomunati dal senso del sublime: dalle piramidi del Messico a progetti di edilizia popolare nel Bronx, dai castelli francesi a sculture pubbliche in Iraq. Chiude il percorso il video Real Remnants of Fictive Wars V, ultimo di una serie di cinque brevi azioni girate in pellicola 35mm in cui l’artista fa esplodere degli estintori industriali all’interno di paesaggi scelti con molta cura. In questo quinto capitolo la scena si svolge intorno alla balaustra di un castello: una nuvola di fumo fuoriesce lentamente da un albero sullo sfondo, in un piccolo gesto di vandalismo reversibile che prima cancella e poi rivela la compostezza del paesaggio.
Filo conduttore dell’intera mostra il brano Prelude (Dragged), composizione originale della band americana dei Salem – nota per le atmosfere noir della loro musica che mixa generi contrastanti, dall’elettronica all’hip hop – voluta da Cyprien Gaillard come alter ego musicale per la creazione della colonna sonora di questo progetto. In questo caso la musica si comporta come un elemento architettonico, che si espande attraverso l’intero edificio, distorcendo il tempo e lo spazio e trasformando la visita stessa alla mostra in una sorta di film in tempo reale. Il brano dei Salem è un re-editing del preludio del Rheingold – L’oro del Reno di Richard Wagner, la prima delle quattro opere che costituiscono la tetralogia L’anello del Nibelungo, grande affresco storico e mitologico che si conclude con la caduta degli dei e la rovina di un’intera civiltà. Le alterazioni elettroniche dei Salem evocano così una presenza apparentemente anacronistica nello spazio: quando Wagner scrisse Das Rheingold, l’Europa era agitata da fermenti rivoluzionari, come il mondo di oggi. E allora come oggi l’arte diventa veicolo di riflessione sull’inevitabilità di un cambiamento radicale, nel tentativo di ristabilire una nuova forma di equilibrio all’interno del caos.